Il processo di Artemisia Gentileschi

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La storia del Processo di Artemisia

Roma, 1612

 

Il pittore Orazio Gentileschi scrive al Papa denunciando il fatto che Agostino Tassi, suo amico e collega, ha stuprato sua figlia Artemisia e gli ha rubato un dipinto. L'accusa coninvolge anche Tuzia, una loro affittuaria che abita al primo piano della loro abitazione.

Agostino Tassi viene arrestato per ordine del tribunale.

Il giudice si reca a casa Gentileschi per ascoltare la testimonianza di Artemisia. La giovane donna racconta come Agostino ha ingannato lei e il padre fingendosi un amico e frequentando la loro casa. Questo fino a quando un giorno si è approfittato di lei, stuprandola e promettendogli successivamente che l'avrebbe sposata.

NElla cella di una prigione il giudice ascolta anche la versione di Agostino, che è molto diversa da quella di Artemisia. Secondo Agostino Artemisia aveva una pessima reputazione e la ragione della sua frequentazione della casa di Orazio dipendeva dal fatto che quest'ultimo gli aveva chiesto di controllare la figlia. Egli nega di aver avuto mai rapporti intimi con Artemisia.

Il processo inizia con la deposizione di una levatrice che dichiara di aver esaminato Artemisia e verificato che lei non è più vergina. Vengono chiamati a deporre Agostino, Artemisia, Tuzia, e altri testimoni; alcuni di questi a favore di Agostino, altri contrari.

Il giudice dopo essersi convinto della responsabilità di Agostino mette a confronto i due. Agostino tuttavia non confessa, mentre Artemisia continua a sostenere di essere stata violentata. La situzione non cambia anche durante e dopo la tortura cui è sottoposta Artemisia.

Il film si conclude nel giardino del giudice, dove egli, con un amico, la figlia e la governante, sta conversando proprio del processo di Artemisia: il suo giudizio è stato a favore della donna, ma in un mondo in cui le regole sono scritte dagli uomini Artemisia deve comunque lasciare Roma per salvaguardare la propria dignità.

  

Progetto Francesca da Rimini